intervento concluso
ponte Longo
commessa PP.00395 − codice intervento 9532committente Comune di Venezia
importo di gara 1.963.050,20 euro
inizio-fine lavori ottobre 2004 - febbraio 2006
responsabile intervento geom. Giuliano Molon
direttore tecnico ing. arch. Ivano Turlon
progetto ing. Giovanni Cocco
direttore dei lavori ing. Giovanni Cocco
coordinatore sicurezza in fase di progettazione ing. Giovanni Cocco
coordinatore sicurezza in fase di esecuzione ing. Andrea Cantarini
impresa esecutrice ATI Sicop costruzioni e restauri srl, Italiana saldature srl e Dec spa
lavori di restauro ponte
Il Ponte Longo alla Giudecca costituisce un interessante esempio di ponte ottocentesco in acciaio. È inoltre un importante snodo pedonale nell'isola della Giudecca, in quanto consente la continuità della riva "fronte-Venezia".
Prima del restauro si trovava, però, in una situazione di degrado molto avanzata e necessitava di un intervento approfondito. Nella fase di rilievo e di indagine del manufatto, infatti, si è riscontrato che, dagli anni cinquanta del Novecento in poi, era stata effettuata una sequenza di interventi finalizzati a fronteggiare le urgenze che, di tanto in tanto, insorgevano. Azioni isolate, alterazioni e addizioni distinguibili, intervenute con il passare del tempo che, di fronte all'opportunità di dare piena funzionalità al ponte, diventava non giustificato voler mantenere. Si è puntato, quindi, a salvare del manufatto la parte metallica storica ed eliminare quanto aggiunto in modo avulso alla struttura originaria. Nell'assieme, la costruzione, denotava una diffusa ossidazione e corrosione, progredita al punto da far paventare l'impossibilità di poterla recuperare nella completezza dei suoi elementi.
Il valore storico-urbano che rappresenta il ponte ha però portato a preservare il ponte pensando, in un primo momento, di restaurarlo sul posto, senza spostarlo dalla sua sede. I costi e i tempi preventivati per la realizzazione del progetto - e la conseguente chiusura al transito del canale - hanno portato a una diversa scelta esecutiva.
Dopo aver studiato attentamente tutta la problematica relativa alle deformazioni, alla capacità portante degli elementi, al trasporto, le arcate sono state smontate a una a una e trasferite in officina su chiatta. Ogni pezzo è stato accuratamente catalogato e fotografato e completati gli interventi di schiodatura, di sabbiatura e di restauro, ha avuto inizio l'assemblaggio degli elementi, opportunamente trattati per garantire un'adeguata resistenza nel tempo. Alcuni elementi della struttura sono stati rifatti, attuando anche procedimenti artigianali non più praticati da tempo, come ad esempio le chiodature con tondini fucinati e ribattuti ancora roventi direttamente nei fori di destinazione.
Risolto il problema delle chiodature, è stato affrontato il problema del riposizionamento in opera delle arcate restaurate sulle nuove selle d'appoggio, in quanto questa operazione richiedeva una grandissima precisione, insolita in un cantiere edile, e un controllo delle deformazioni che le arcate subivano durante le operazioni. Le arcate, tra l'altro, dovevano infilarsi tra i ridotti spazi lasciati liberi dai sottoservizi affiancati tra loro che erano rimasti sul posto, in appoggio su strutture provvisionali. Per non rischiare che le arcate, appoggiandole sui nuovi supporti, subissero assestamenti penalizzanti, in officina sono state create le condizioni ambientali previste per il loro riposizionamento. Una verifica che, in seguito, ha permesso la posa in loco dell'impianto senza incognite.
Accanto all'intervento di conservazione, su sollecitazione da parte del Comune, è stato perseguito anche l'abbattimento delle barriere architettoniche del manufatto. Tra le quattro le soluzioni individuate, la scelta è caduta su due elevatori esterni, che forniscono a chiunque la possibilità di valicare il ponte senza aiuti o ausili.







