intervento concluso
teatro Malibran
commessa 375 e PA.00362
committente Comune di Venezia
importo di gara 119.687,02 euro (lotto 1), 119.152,14 euro (lotto 2), 219.993,08 euro (lotto 3)
inizio-fine lavori marzo 2001 - settembre 2002
responsabile intervento ing. Lorenzo Bottazzo e geom. Giuliano Molon
direttore tecnico ing. arch. Ivano Turlon
progetto arch. Antonio Foscari
direttore dei lavori arch. Antonio Foscari (lotto 1), ing. Fausto Frezza (lotto 2), geom. Riccardo Fontana
coordinatore sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione geom. Adriano Ciani (lotti 1 e 3)
impresa esecutrice Sacaim spa (lotto 1), ATI Savarese costruzioni spa e Vincenzo Capriello sas (lotto 2), Pacella Pietro impresa costruzioni (lotto 3)
lavori di risanamento e rialzo pavimentazione, risanamento igienico-sanitario, riordino sottoservizi, restauro sponde
Questo intervento ha avuto origine da una specifica richiesta del Comune di Venezia, che aveva l'esigenza di predisporre le opere necessarie per consentire l'apertura (dopo anni di chiusura e di inattività) del teatro Malibran, in concomitanza con la conclusione dei lavori di ristrutturazione a cura del Comune stesso e allora in corso. Il Malibran, una struttura originariamente privata, acquistata dal Comune una decina d'anni prima, in quel momento (il 2001) aveva assunto - nella politica culturale della città - un'importanza eccezionale, in quanto destinato ad ospitare le attività della Fenice fino a quando questa (distrutta dall'incendio del 1996) non fosse ricostruita e resa agibile. Il teatro Malibran rappresentava e tuttora rappresenta dunque una specie di baluardo, cui è demandata la funzione di mantenere in vita la cultura e la prassi teatrale in una città, come Venezia, che vanta in questo campo una tradizione secolare. E per questa ragione la città aveva sommo interesse che il teatro e con esso il suo intorno urbano fossero efficienti e anche adeguatamente valorizzati in termini qualitativi. Non si poteva pertanto procedere convenientemente alla riapertura della struttura rinnovata senza aver provveduto alla sistemazione delle pavimentazioni che a essa danno accesso e, per quanto è possibile, una valorizzazione di questi luoghi. Uno dei primi obbiettivi era quello di assicurare la massima percorribilità delle aree pedonali anche nelle ore di marea medio-alta, e dunque, oltre che la sistemazione, anche il rialzo dei selciati. Ma per completare il risanamento dell'area era necessario prevedere anche tutte le opere che caratterizzano gli intervento integrati di seconda fase, i cosiddetti "cantieri di terra": il progetto pertanto ha incluso anche la sistemazione della fognatura e dei sottoservizi.
Corte del Teatro
La corte che si apre davanti al teatro è il risultato della demolizione di un antico fabbricato, a mezzo del quale si sono unificate, per così dire, le superfici di un'angusta corte interna del blocco edilizio antico e la calle laterale (oggi calle del Teatro). Nella esecuzione di tale intervento non si era avuta cura - a suo tempo - di assicurare alla pavimentazione un assetto conveniente, talché essa si presentava come un piano inclinato che scendeva verso nord fino a una quota molto bassa sul medio mare (inferiore a +1 m sullo zero di Punta Salute, con minime di + 0,86 m, contro la quota di +1,25 m davanti alla soglia del teatro) e che risultava ovviamente allagata assai di frequente. Lo scopo dell'intervento è stato quello di offrire al teatro uno scoperto adeguato per gli spettatori (circa 900) che lo frequentano, consentendo loro di sostare (senza correre il rischio di bagnarsi i piedi) prima di accedere agli spettacoli. Il rialzo della pavimentazione è stato effettuato utilizzando una soluzione che è stata assai di frequente messa in atto nei secoli scorsi: il campo è stato rialzato lasciando una bassura nella parte perimetrale davanti alla case. Esempi di interventi simili si trovano, per citarne alcuni, nei campi San Beneto, Sant'Angelo, San Trovaso, dell'Angelo Raffaele, dei Frari, della Misericordia, Santi Giovanni e Paolo. Ciò ha consentito, anche per rispettare i tempi brevissimi richiesti di realizzazione, di evitare di dover rialzare alcune soglie e porte per le quali l'intervento si presentava particolarmente critico, che sono invece rimaste alla quota originaria. A parte quindi una piccola fascia sulla parte nord, il campo è stato portato tutto a quota superiore a +1,20 m. Per consentire comunque anche ai portatori di handicap di superare il piccolo dislivello che si è venuto a formare, è stato realizzato un raccordo in rampa.
Fondamenta del Teatro
Una funzione particolare che l'intervento ha cercato di valorizzare è la piccola fondamenta prospiciente il rio di Santa Maria Formosa. Questa fondamenta costituisce l'unico approdo delle imbarcazioni che portano le scene per lo svolgimento degli spettacoli teatrali. Essa fornisce inoltre l'accesso alla scena, ai camerini e ai cameroni da parte del personale che opera nel teatro e dunque può essere intesa come una struttura essenziale di supporto per lo svolgimento delle attività teatrali. La fondamenta preesistente risultava inadeguata a svolgere tale funzione. Si trattava di una struttura in cemento armato a sbalzo di dimensioni alquanto ridotte e di carattere "moderno": non esisteva in passato e nemmeno agli inizi del secolo, quando la percorrenza dei pedoni che da San Giovanni Grisostomo si dirigeva a Santa Marina avveniva a mezzo di un ponte che si attestava all'estremità della pubblica via (oggi eliminata) che scorreva a lato del teatro, e di cui si intravede tuttora la pila settentrionale. Da tutto ciò si è ritenuto opportuno eseguire l'allargamento parziale e il rafforzamento di questa fondamenta, conformandola inoltre in modo che potesse ad essa essere ormeggiata - anche per qualche ora - una barca di stazza adeguata, senza intralciare la normale percorrenza del rio. La tipologia costruttiva adottata è stata fedele alla tecnica tradizionale, per cui è stato realizzato un muro con paramento in mattoni fondato su pali in legno, concepito inoltre in modo che rimanesse in vista (come memoria dell'assetto novecentesco) parte della pila dell'antico ponte oggi non più esistente, compresa la "spalla" della travatura metallica, che era la struttura portante del ponte stesso.
Sottoportico del Teatro
A partire dall'XI secolo è sempre esistito un passaggio che dall'attuale calle del Teatro immetteva nella corte del Sabbion (ora corte Seconda del Milion), un passaggio privato di tipologia edilizia assai rara a Venezia, anche in epoca medioevale: una porta - ornata sui due prospetti da archi in pietra scolpiti con molto impegno e con maestria - sormontata da un'alta torre (la torre Morosina) che segnava e insieme idealmente difendeva l'accesso. Incisioni ottocentesche mostrano ancora la parte terminale di questa torre svettare sui tetti delle case circostanti. Questa porta (quasi l'accesso a una corte intesa come struttura fortificata) immetteva in una stretta calle che si dipartiva, in asse con essa, e andava ad attestarsi sul rio di San Giovanni Grisostomo, dove la corte Sabbiona trovava il suo necessario approdo acqueo. L'attuale configurazione è frutto pertanto di una manomissione, effettuata in epoca recente, di notevole entità per un sito così significativo dal punto di vista architettonico e urbanistico. Con l'intervento eseguito si è cercato di ridurre il recente sventramento, ricostruendo un muro d'ambito del passaggio medioevale, senza comunque completamente occultare il segno del precedente intervento strutturale ma eliminato un angolo oscuro della viabilità.
Corte Seconda del Milion
La pavimentazione preesistente risultava già sopraelevata rispetto al livello originario. Di tale alterazione si ha una prova evidente osservando, nelle vecchie fotografie, le "bussole" (bassure realizzate nella pavimentazione) che ancora nel secolo scorso davano accesso ad alcune porte del piano terreno; oppure osservando la netta alterazione delle proporzioni architettoniche del portale della casa Morosini. Per valutare l'entità della sopraelevazione della pavimentazione avvenuta nei secoli si è approfittato di una trinca fatta in prossimità dell'arco Morosini per mettere in luce la soglia della porta che si apriva alla base della torre. La pavimentazione antica delle corte era in mattoni posti a coltello (come del resto in quasi tutte le corti pavimentate antiche, fin al XVIII secolo). Una testimonianza di questa tipologia pavimentale è nella corte contigua cui pure si affacciano i corpi di fabbrica di Ca' Morosini. In un primo progetto di sistemazione della corte si era prevista la ricostituzione di un tratto di pavimentazione in mattoni nel quadrante in cui si affacciano le case più antiche. La Commissione per la Salvaguardia - su indicazione della Soprintendenza - non ha ritenuto di approvare questo intervento di ripristino, giudicando la pavimentazione in trachite un dato "consolidato" che non è consentito - nell'attuale congiuntura culturale - di variare. Pertanto è stato variato il progetto e l'intervento eseguito ha riproposto nella corte la pavimentazione in "masegni" di trachite, con una ridefinizione delle quote in modo da garantire un passaggio anche in caso di acqua medio alta, fino a un'altezza sul medio mare di circa 125 cm. È stato necessario ricorrere al rialzo di una sola soglia che altrimenti rimaneva più bassa, un portale in pietra d'Istria di un certo rilievo architettonico (all'anagrafico 5852) su cui si è intervenuti dopo l'approvazione della Soprintendenza. Su richiesta della stessa, inoltre, si è provveduto al restauro e al rialzo della vera da pozzo esistente nel mezzo della corte stessa.
i numeri
pavimentazione 769 mq
fango scavato 84 mc
sponde pubbliche 11 m





